In realtà, l’isola si compone di tanti paesaggi, insula una, facies mille. Al visitatore che giunge dal mare, puntando sul porto, l’isola appare da lontano un largo arco di montagna; in realtà essa è una costellazione di alture, avanzi di focolai vulcanici spenti, denominate nella quasi totalità Cúddie (dall’arabo Kudya, collina). La cima più alta, la Montagna Grande (m. 836), quasi al centro dell’isola, conglomerandosi con altre minori alture in un cospicuo massiccio montuoso, verdeggiante di pini, si dilunga in un’ampia catena, con giacitura Nord-Sud. Attorno e oltre questo maestoso mammut del complesso montuoso di Pantelleria, sono disseminati i monti minori, taluni isolati, taluni concatenati, talora disposti in circolo, in pittoreschi anfiteatri, che racchiudono fertili pianure, quali il Piano di Ghirlánda, il Piano di Monastéro, il Piano di Sibá. Le cúddie non hanno tutte lo stesso aspetto né la stessa struttura; talune sono ammantate di verde, altre sono brulle e nere, così come l’attività vulcanica le ha create … Pittoreschi quanto le loro figure sono i loro nomi: Cúddia Attalóra, Cúddie Patíte, Cúddia Sciuvéki. Altra singolarità del terreno le colate di lava, che si distendono in tavolieri, nei quali la pasta vulcanica, sconvolta così come fu eruttata, si accavalla e si plasma in figure mostruose e apocalittiche, che sbalordiscono ogni fantasia e immaginazione. Tra tali quadri di orrido, che paiono opere di streghe e di demoni, vanno annoverate le plaghe di Cimillía, Gelfisér, Sciuvéki, Khagiár … è chiaro come il paesaggio sia tutt’altro che monotono … là … appare quasi lunare, aspro e nero, orrido e infernale; qua si ammanta di verde, s’intenerisce in paesaggio pastorale e idilliaco. Un po’ dappertutto le ossidiane, lucide e nere, sfavillano al sole, perennemente in scena, creando, insieme al mare, mille iridescenze… .
Di tanti gioielli che abbelliscono l’isola, due preziosi spiccano su tutti, due doni di Dio: il Lago di Bugéber o Specchio di Venere o, com’è notato nelle carte, Bagno dell’Acqua, fulgida gemma turchina, incastonata nella pittoresca conca di Bugéber; e la Cala di Levante un’alta insenatura, che racchiude una delle scene più sontuose. Ad un estremo della Cala, l’estremo est, è una roccia, modellata con arte michelangiolesca in figura di testa di elefante, la cui proboscide s’immerge nel mare, creando un arco di suggestiva bellezza … All’altro estremo della Cala, al corno ovest, il faraglione di Tráçino … si foggia prodigiosamente in una testa di fiera, che emerge dall’acqua, protesa in su, in posa di allerta, verso un’invisibile preda o contro un invisibile nemico
Aggraziano infine il paesaggio … quelle caratteristiche costruzioni terrane cubiche, col tetto a cupola, d’intonazione moresca, denominate “ddammúsi”. I dammúsi e qualche palma, disseminata qua e là, avvertono che l’Africa è vicina … Anche il caldo estivo, temperato dai venti e dal mare, fa sentire e presentire l’Africa … è un clima sostanzialmente caldo, ma che non è africano; lo si può definire parafricano; parafricana infine la bruna, conturbante bellezza delle donne.